Libri sull'autismo.

 

Memorie, testimonianze, lettere, autobiografie. 

LETTEREAMIOFIGLIOAUTISTICOFOTO1COPERTINA.JPG

Cos’è l'Autismo?

Una domanda alla quale nessuno ancora è riuscito a dare una risposta definitiva. Non si parla più di "soggetti autistici" ma di persone che vivono all' "interno dello spettro autistico", per definire tutti coloro che sin dagli esordi della propria vita manifestano una serie di comportamenti che non danno la possibilità di vivere una vita di relazione, emotiva e affettiva, con le persone più care, genitori, fratelli e sorelle, compagni di asilo, scuola, amci, futuri colleghi. Oggi la diagnosi di autismo viene definita in età precoce, anche prima dei tre anni, grazie alla somministrazione di uno strumento diagnostico chiamato CHAT (Checklist for Autism in Toddlers), strumento di screening molto sensibile alla formulazione di un sospetto diagnostico di autismo già a 18 mesi di età. Fondamentale e decisivo per un intervento educativo con maggiori possibilità di successo appare uno strumento di indagine che dia la possibilità di una diagnosi precoce.

Tanto più che la persona che si sospetta all'interno dello spettro può presentare caratteristiche e sintomi da molto lievi a molto gravi e marcate, a prescindere dalle fasce etniche, socioeconomiche e di età.

I maschi hanno quattro volte più probabilità di avere autismo rispetto alle femmine.

In alcuni casi bambini ritenuti “normali”, a sviluppo tipico, prima degli uno o due anni di età  “regrediscono” andando a perdere le abilità linguistiche o sociali che avevano precedentemente manifestato.

Al contrario di penose interpretazioni passate che puntavano il dito sull'ambiente familiare, in una logica di colpa nei confronti dei geniitori (rimane pietra miliare la "mamma frigorifero" quale massima espressione di tale visione) questo metodo di indagine CHAT mette al centro della ricerca dell'indagine diagnostica la restituzione dell'esperienza con il figlio da parte dei genitori, coinvolti in prima persona nella ricerca del riconoscimento di quei segni, segnali, non comportamenti (difficilissimi da portare alla consapevolezza in quanto non comportamenti più che comportamenti problematici).

Con due obiettivi fondamentali.

La diagnosi più avviene in età precoce più è possibile sfruttare la plasticità del cervello del bambino iniziando da subito a proporre le più moderne e attuali tecniche comportamentali di intervento educativo.

Il coinvolgimento dei genitori permette di farli diventare i primi e più importanti riferimenti educativi, dei veri e propri genitori-educatori esperti per aiutare il bambino nelle tre principali aree di criticità nelle quali si evidenziano i tratti autistici:

 

Comunicazione verbale e non verbale;

Capacità di relazionarsi efficacemente con gli altri e con il mondo circostante;

Flessibilità di comportamento e pensiero.

 

A quali domande si chiede di rispondere ai genitori?

 

Il tuo bambino:

Non ti sorride quando gli sorridi (scarsa reciprocità emotiva);

Non ti guarda mentre gli dai da mangiare (contatto visivo limitato o assente);

Non risponde al suo nome o al suono di una voce familiare (es: non si gira quando viene chiamato);

Non imita i tuoi movimenti e le tue espressioni facciali;

Non condivide e non presenta reciprocità di interesse e divertimento;

Non segue visivamente gli oggetti o il tuo gesto quando metti in evidenza le cose (mancanza di attenzione condivisa);

Non saluta o non usa altri gesti per comunicare;

Non fa dei rumori o dei vocalizzi per attirare la tua attenzione;

Non cerca le coccole o non cerca di essere preso in braccio;

Entro 6 mesi – nessun grande sorriso o altre espressioni emotive positive di divertimento;

Entro 9 mesi – nessuna condivisione di suoni, sorrisi o altre espressioni facciali;

Entro 12 mesi – nessun gesto di reciprocità sociale come indicare o mostrare;

Entro 12 mesi – nessun vocalizzo o “chiacchiera”;

Entro 12 mesi – mancanza di risposta al nome (non si volta);

Entro 14 mesi – il bambino non indica oggetti distanti (“pointing”);

Entro 16 mesi – nessuna “parolina” pronunciata;

Entro 24 mesi – nessuna frase significativa di due parole che non implichi mera imitazione o ripetizione.

 

Superati i due anni durante la crescita e nel corso dello sviluppo si chiederà di monitorare le possibili aree di criticità in determinati ambiti sociali, relazionali, espressione di se stessi nei confronti del mondo a se circostante.

 

Ha difficoltà a comprendere i sentimenti o a parlarne;

Non partecipa a giochi di gruppo;

Presenta difficoltà nella capacità di imitazione del comportamento degli altri;

Non sembra sentire/prestare attenzione quando gli altri gli parlano;

Non condivide i propri interessi e ciò che desta la sua attenzione con gli altri (es. “guarda questo disegno”, “guarda che bello”, …);

Il bambino mostra di essere disinteressato o inconsapevole del comportamento delle altre persone;

Il bambino presenta delle difficoltà nelle capacità di stabilire un contatto con i pari età nel giocare o fare amicizia;

Presenta un rifiuto o un disinteresse al contatto fisico (es. carezze o abbracci);

Non presenta gioco di tipo immaginativo (es. fare l’aereo con la forchetta, usare dei giochi per simulare una storia).

 

Rispetto alle difficoltà linguistiche (nel caso in cui il linguaggio sia presente, anche se compromesso) i principali segni di autismo sono:

Utilizza il linguaggio in modo errato (errori grammaticali, parole sbagliate);
Si riferisce a sé stesso in terza persona (inversione pronominale o confusione nell’uso dei pronomi);
Prende ciò che viene detto alla lettera (interpretazione letterale del linguaggio);
Parla con un tono di voce o con un ritmo anomali;
Ripete ripetutamente le stesse parole o frasi, spesso senza intento comunicativo;
Risponde a una domanda ripetendola, invece di rispondere.

 

Per cui dopo questa breve trattazione su come è possibile rispondere alla domanda COS'E' L'AUTISMO, appaiono sempre più preziose le testimonianze portate da un educatore, due padri, un ragazzo asperger, le cui memorie e biografie altro non fanno che portare ulteriori risposte alla ricerca della migliore, più veritiera e rispettosa risposta alla descrizione della realtà delle persone che vivono all'interno dello "spettro autistico".

 

Sono Cesare...tutto bene.

 

Una relazione di reciproco aiuto

L’AUTISMO

SECONDO ME

 

Condizione umana ESTREMA, vissuto spazio-temporale che facilmente va in frantumi, pezzi della realtà che, ricomponendosi in un labirintico mosaico, attanagliano il soggetto autistico e i suoi familiari.

Vite in ostaggio dell’autismo.

Regaliamo accoglienza, attenzione, ascolto, presa in carico di questa drammatica esperienza per creare sortie de secours, uscite di sicurezza, per i membri del “sistema famiglia”, del pari coinvolti.

Non è possibile tradurre l’esperito in memoria rassicurante.

Forse, questo il motivo per cui molte persone affette da tale terribile patologia sono attratte da tutto ciò che è già stato sicuramente “salvato”.

Numeri, date, cartine stradali, macchine meccaniche da poter accendere e spegnere senza fatica emotiva... La musica, perfetto trait d’union matematico-emotivo.

Così le stereotipie, il ripetere all’infinito parole, frasi, domande, richieste di rassicurazione sul tempo che passa, la necessità di ristrutturare il tempo e lo spazio fino all’esaurimento delle possibili alternative.

Il chiudersi in dondolii reiterati fino allo sfinimento, solo in prima battuta rassicuranti, in ultima analisi drammaticamente vissuti con la prerogativa di escludere ogni eventualità di contatto diretto con il mondo.

Ma tutto è possibile, niente prevedibile.

Ogni situazione, persona, realtà con la quale doversi rapportare viene sperimentata totalmente, perdendosi in uno spazio senza confini, in assenza di un dentro-fuori, un io-altro. Ogni contatto con l'esterno è foriero di angosce insostenibili. L'incapacità di previsioni rassicuranti fa oscillare l’umore tra stati di  grande felicità e altri di enorme sofferenza:  un mix non di rado esplosivo.

Soggetti che esprimono incessantemente una difficoltà estrema a stare al mondo e in mezzo a noi.

Impossibile prevedere le circostanze, forti di un' esperienza ormai consolidata, memorizzata, con la quale procedere sempre più sicuri.

I cinque sensi funzionano random.

Ciascuno per proprio conto, non concorrono, equalizzati, a filtrare il “bombardamento” che arriva dall’esterno verso di sé.

Vivo queste persone (e cerco di aiutarle a sostenere un'esistenza migliore, più serena) da ormai venticinque anni in qualità di educatore domiciliare, presso famiglie, centri di riabilitazione diurna, case famiglia che ospitano disabili intellettivi e relazionali ormai senza più possibilità di autonomia in casa propria.

Le caratteristiche sopra riportate accomunano ogni individuo affetto da autismo o, meglio, coloro ai quali è stata diagnosticata questa patologia in vario modo e a diversi gradi di intensità.

Penso sia il momento di far conoscere, restituire nella loro intensità, tali esperienze.

Per aiutare a vivere più serenamente il rapporto con l’autismo da parte di tutti, con la speranza di rendere sempre più familiare la condivisione del tempo e dello spazio con queste persone, che non chiedono altro che potersi permettere un confronto sempre migliore con il mondo che li circonda e, finalmente, non percepirlo più come un “assedio”.

Cosa intendiamo quando parliamo

di relazione d’aiuto?

 

Da venticinque anni mi chiedono di assistere, aiutare, famiglie all’interno delle quali è presente un figlio con disabilità intellettiva e relazionale.

Figli che non hanno avuto modo, per i più svariati motivi, di poter crescere ed esprimere pienamente ciò che permette loro di autodeterminarsi, rendersi autonomi ed emanciparsi dalla famiglia; adolescenti che non sono riusciti a conferire una struttura al loro essere in uno spazio e in un tempo che tutti noi, invece, condividiamo “senza ormai più pensarci”; persone nei cui confronti è vitale assicurare un accudimento: quello  naturale, di cui ha bisogno un neonato, un bambino,  ma che nei soggetti affetti da autismo va garantito per tutta la vita.

Una vita, quella delle famiglie coinvolte, senza poter prevedere e programmare niente, caratterizzata da una routine priva di relazioni e vita sociale.

Pertanto, come costruire una relazione d’aiuto?

Quali, allora, le azioni da mettere in campo per fornire un contributo determinante al fine di elevare le autonomie del “disabile” e alleviare il peso gravante sulle famiglie, letteralmente  modellate sulla “patologia” presente al loro interno?

È possibile invertire la rotta, concretare nuove prospettive pilotando tutti i componenti del “sistema famiglia” su livelli di “equilibri sulla sofferenza” più sostenibili, ariosi, vivibili?

Come condurre un intervento educativo, una relazione d’aiuto?

Quali sono i presupposti, le prerogative, le azioni, gli atteggiamenti da intraprendere onde assicurare un vero, onesto e corretto aiuto?

Sussiste una “situazione originaria” alla base del rapporto tra “aiutante” e “aiutato” da tenere in considerazione per partire con il piede giusto e, quindi, garantire al secondo una relazione che possa permettergli di esprimere al meglio e pienamente le proprie potenzialità, la ricchezza e unicità del proprio essere?

Si può fare. Si deve fare.

Servono onestà intellettuale ed emotiva.

La missione d’aiuto deve essere caratterizzata da una consapevolezza iniziale ben chiara su cosa stia accadendo e quale sia il primo scenario da affrontare.

Mettere in campo tutte quelle strategie,  quelle modalità di contatto che portino a eliminare, ribaltare, la prima “scena relazionale”, il primario rapporto che è insito nella logica aiutante/aiutato, di chi ha il compito di aiutare e di chi ha bisogno di essere aiutato.

Il naturale stato di “soggezione”  tra i protagonisti della relazione di aiuto va riequilibrato.

Come mutare radicalmente questo scenario iniziale? Rendendo “attivo” chi ha bisogno d’aiuto, concedendogli la possibilità di “esprimere” il personale modo di vivere la realtà, con il  linguaggio che gli è proprio, e consentendogli l'estrinsecazione di ogni potenzialità (il più delle volte inespressa se non addirittura sepolta da anni di “iper-assistenza preventiva” da parte di genitori onestamente preoccupati e sfiniti per tutto ciò che comporta avere un figlio “disabile intellettivo e relazionale”, soprattutto in rapporto con il “mondo” esterno alla famiglia).

Anni di visite, diagnosi, terapie (di ogni sorta) senza alcun vero contatto “relazionale”, sana comprensione, ascolto attivo, possibilità di restituzione della vera natura della propria realtà, si accompagnano troppo spesso al sentirsi persi nella logica delle colpe.

Per cui, prima di mettere in campo le “attività”, “qualità” relazionali , è necessario partire da ciò che, a mio avviso, NON SI DEVE FARE.

Innanzitutto, quindi, eliminare tutti quegli interventi che, invece di rimuovere la naturale “soggezione” dell’“aiutato”, la rimarcano (con conseguente incremento degli ostacoli inibenti la libera espressione di se stesso).

Ma, anche, costruire un rapporto che permetta all'“aiutato” di aprirsi a una realtà degna di essere affrontata con sempre maggior fiducia e ottimismo, perciò cancellando ogni aspetto della relazione ottundente il contatto con il mondo.

Ho coniato la definizione di TRIPLA A.

“AAA”, intesa come A-ccoglienza, A-ttenzione, A-scolto: tre pilastri di un tavolo relazionale che si regge, appunto, su tre gambe.

In mancanza di una di queste prerogative, la relazione, il tavolo, cadrebbe inesorabilmente.

Quali le risposte da non dare, gli atteggiamenti da evitare, per mettere l’altro nella condizione di  “aiutarsi”, rendersi sempre più autonomo e capace di prendere decisioni più sane e rivolte al proprio benessere?

Non consolare.

Non consigliare.

Non giudicare.

Non interpretare.

Non inquisire, investigare.

Tutto ciò rimarcando, ancora una volta, che la soggezione iniziale tra le due parti (aiutante/aiutato), non permette di aprire le porte alla valorizzazione delle soggettive risorse presenti in ogni persona.

Rispettare il personale rapporto con il mondo, Accogliere, porre Attenzione, Ascolto.

Partire dall’altro e non da se stessi.

 

 

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà:

se ce n’è uno, è quello che abitiamo tutti i giorni,

che formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne.

Il primo riesce facile a molti:

accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.

Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:

cercare il saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno , non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

 

Italo Calvino

 

 

 

 

 

L'AUTISMO

VISTO DA UNA PROSPETTIVA DIVERSA.

 

LA STORIA DI SUCCESSO DI CESARE

Ragazzi autistici, straordinari, affascinanti, spesso con un quoziente intellettivo particolarmente elevato, unici nel loro genere che non riescono, tuttavia, ad integrarsi in una società che rigettano e di cui non si sentono né sembra vogliano far parte. Famiglie esauste e socialmente isolate che non sanno più come aiutarli, ma soprattutto che si pongono il problema di cosa sarà dei loro figli quando loro “non ci saranno più”.In che modo aiutare sia figli sia genitori? Qual è il miglior approccio? Ma soprattutto cosa si deve e cosa non si deve assolutamente fare per aiutarli? La storia di successo di Cesare ottenuta da Giovanni Tommasini, Educatore; l’analisi profonda fatta sia da quest’ultimo sia da Maria Teresa De Donato, Naturopata e Coach e le domande che si sono posti entrambi nella stesura di questo lavoro sembrano aprire un varco nel misterioso mondo dell’autismo, individuando una diversa prospettiva che possa essere di beneficio a tutti e consentire, a chi ne è affetto e a chi, familiare o educatore che sia e che comunque deve confrontarsi con tale realtà, di trovare il migliore modo per aiutare questi individui diversamente abili a vivere una vita degna di essere definita tale e che possa rispettare i loro tempi e modi, ma soprattutto la loro unicità ed il loro pieno potenziale ed al tempo stesso alleggerire grandemente il grave fardello imposto da questa patologia sulle famiglie. Un’opera coinvolgente, che commuoverà e, in alcuni casi, strapperà anche un sorriso al lettore grazie ad una narrativa diretta ed immediata atta a descrivere una realtà che, malgrado i piani fatti e le accortezze prese, proprio in virtù della sua imprevedibilità e dinamicità nel manifestarsi, sfugge a qualsiasi controllo, dando vita a situazioni che, per quanto drammatiche e difficili da gestire, hanno spesso un aspetto anche umoristico inaspettato.

EdizioniTommasinicopLAUTISMOVISTODAUNAPROSPETTIVADIVERSA

Lettere a mio figlio autistico

EdizioniTommasinicopLettereamiofiglioautistico

Francesco non l’ho mai conosciuto di persona.Mi ha scritto e poi telefonato per chiede il mio libro “Sono Cesare..Tutto Bene”.Gli ho raccontato che mi stavano scrivendo altri genitori e si potevano restituire altre “Storie d’autismo quotidiano” per far conoscere la realtà delle famiglie con un figlio autistico.Francesco mi ha raccontato la sua vita di operaio, di sua moglie senza lavoro e di due figli stupendi, loro unico pensiero.Mi ha chiesto se poteva scrivermi ogni tanto e ci siamo salutati con la promessa di rimanere in contatto.Mi arrivò la prima “lettera”.“Ricky figlio mio” e poi tutte le altre.Ogni mail di Francesco da allora è stata da me accolta e aperta con trepidazione.Perché ogni lettera allegata mi permetteva di vedere la sua vita, viverla, essere anche io il padre di Ricky.Quel muro che si alza tra Francesco e Ricky era come se venisse smantellato dalle lettere che Francesco mi inviava.Non sono altro che poesie, un racconto, un viaggio che Francesco ci permette di fare sui binari della sua vita con Ricky.Dalla sua nascita, alla notizia della “patologia” che stava per rapire suo figlio e che avrebbe chiesto a Francesco, e tutti coloro che non avrebbero mai voluto perdere Ricky, un riscatto altissimo.Ma Francesco ci restituisce il coraggio, l’amore e la disperata dedizione di un padre, che toglie ogni mattone da quel muro, ogni volta che si presenta tra lui e Ricky.Sono ventisei le lettere che Francesco mi ha mandato in un anno bellissimo passato ad attenderle una dopo l’altra.Non ci siamo ancora incontrati, ma la sua testimonianza, aprirà anche a Voi un orizzonte mai immaginato, che grazie a Francesco, dopo aver letto le sue lettere, potrete, come è stato per me, vedere e vivere assieme a lui.Ho chiesto a Francesco di scrivermi un po’ di lui, e mi è arrivata l’ultima lettera che ha, questa volta, dedicato “a Giovanni”.Giovanni Tommasini

 

LA VOCE DI TERENCE

 

AUTOBIOGRAFIA DI UN RAGAZZO AUTISTICO

EdizioniTommsinicopLavocediTerence

Fui contattato dalla mamma di Terence.“Mio figlio scrive, qualsiasi cosa. Scrive sempre. Chissà un giorno avesse il coraggio di mandarle qualcosa da leggere…”Mi arrivò questo testo.Un atto di coraggio.Aveva ragione la mamma.Questo libro rappresenta una restituzione e un testimonianza tanto rara quanto preziosa.Non si legge.Si viveAssieme a Terence.Je Suis Terence.Ci siamo tutti noi in queste pagine.Perché è il rapporto con la realtà che viene messo a nudo.E ci sentiamo senza riparo, anche noi, man mano che i capitoli rilevano e rivelano.Terence parla di sé, ma le sue parole parlano di noi.Come di fronte ad un’opera d’arte possiamo decifrare, definire, dove siamo, a che punto siamo, qual è il nostro posto in questo mondo.Quello di Terence è un altrove che in qualche parte, in qualche tempo, in qualche misura abbiamo trascorso anche noi, attraversato e poi lasciato e dimenticato.Lui no.Le sue parole ci indicano che per alcuni di noi questa terra di nessuno, estrema, faticosa, tiene in ostaggio quotidianamente.Le parole di Terence bruciano.E lasciano il segno del nostro vivere.Giovanni Tommasini

 

CUORE E MENTE

 

AUTISMO, LA STORIA DI UNA

 

UNA VITTORIA

EdizioniTommasiniCopCUOREEMENTE

Marco Ghilardi in Cuore e Mente ci regala un libro sofferto che testimonia come, a volte, i miracoli possono accadere anche quando combattiamo con patologie fondamentalmente incurabili, come l'autismo.La storia di Arianna e della sua famiglia è assolutamente fedele alla realtà fino all'ottavo anno di età della bambina che oggi, nel 2015, ha undici anni. Il resto della storia è qualcosa che è apparso nei sogni di un padre ferito, in una notte d'estate di qualche anno fa.Il libro vuole essere uno sprone per tutti coloro che combattono giornalmente con malattie di ogni genere, a credere sempre che qualcosa di straordinario possa accadere.Emozionante, toccante e non privo di colpi di scena, Cuore e Mente è un tentativo dell'autore di trasmettere un messaggio di speranza, soprattutto ai genitori di bambini affetti da ogni grado di autismo. L’ambizione, inoltre, è di sensibilizzare tutti noi a questo problema, purtroppo ancora poco conosciuto, alimentando la speranza che tutti questi ragazzi possano godere di un futuro migliore.Marco Ghilardi nasce il 3 agosto del 1978 a Roma, da una famiglia benestante. Proprio a Roma, prende la maturità scientifica che gli permetterà di accedere alla carriera militare. Oggi è un Maresciallo dei Carabinieri, in servizio alla Sezione di Balistica, Reparto Investigazioni Scientifiche di Roma, in qualità di analista di laboratorio. Nel corso della sua carriera, ha ricoperto vari ruoli nell'Arma, anche come Comandante di Stazione Carabinieri. Durante il corso marescialli, studia presso l'Università di Bologna fino a specializzarsi con diploma universitario in Scienze Criminologiche Applicate. A venticinque anni si sposa e, un anno più tardi, diventa padre di una bambina, Arianna, alla quale, all'età di tre anni, verrà diagnosticato un disturbo generalizzato dello sviluppo di tipo autistico. Unitamente ai suoi genitori e alla moglie, passa i successivi anni tra terapie comportamentali e check-up periodici, senza trascurare il suo lavoro e la sua grande fede in Dio, che gli permette di andare avanti ogni giorno con fiducia ed entusiasmo. A distanza di 8 anni dalla venuta al mondo di Arianna, nasce un maschietto, Emanuele Alexander, in perfetta salute.L’autore si avvicina alla scrittura solo negli ultimi anni, così da dar voce alla sua creatività. Dopo quasi 4 anni di gestazione, partorisce il suo primo romanzo, Cuore e Mente, interamente dedicato alla storia di sua figlia Arianna. La scelta di indirizzare il suo tempo libero alla scrittura nasce dal desiderio di rimarginare le sue ferite con le parole, di voler donare quello che può, cioè quello che è.Una Produzione P.E.R.O Progetti Editoriali Realizzati Onestamente a cura di Giovanni Tommasini

LA NUOVA VOCE DI TERENCE

 

Autobiografia di un ragazzo Asperger

EdizioniTommasiniLanuovavocediTerence

Abbiamo conosciuto Terence quando frequentava l’ultimo anno del liceo scientifico a Floridia (provincia di Siracusa) e la cooperativa San Martino gestiva il servizio ASACOM (Assistenza alla Autonomia e alla Comunicazione) anche nelle scuole superiori.Terence aveva ricevuto da pochi anni la diagnosi di autismo ad alto funzionamento e aveva il sostegno a tempo pieno, ma le strategie di intervento adottate per lui in classe non consideravano il suo peculiare funzionamento cognitivo. Da allora non abbiamo mai interrotto il contatto con questo ragazzo speciale. Sono stata sempre colpita dal suo coraggio, dalla sua determinazione, dalla sua voglia di andare avanti, di superare ostacoli e difficoltà, dalla sua capacità di chiedere aiuto.Oggi Terence mi chiede di curare la prefazione del suo secondo libro e mi accingo a svolgere questo compito con entusiasmo e orgoglio. Credo molto nelle sue capacità e sono sicura che nonostante abbia quasi 30 anni possa ancora cambiare molto e lavorare sulle sue “stranezze” proprio perché lui vuole farlo. Quando ha pubblicato il suo primo libro ne sapevo il contenuto quasi a memoria. La sua operatrice ASACOM, nostra collaboratrice che per prima lo ha conosciuto, me lo ha presentato attraverso i suoi scritti che Terence non aveva mai fatto leggere a nessuno: fogli e fogli calcati da una calligrafia fitta, a stampatello maiuscolo, che dava a quelle pagine una consistenza compatta; qualche cosa di solido. Sentivamo la forza che attraverso questa scrittura Terence ci trasmetteva. Riscriveva la stessa cosa più e più volte, andando a perfezionare in modo ossessivo ogni singolo racconto. Brevi relazioni, lui le chiamava così, che ci raccontavano una progressiva capacità di Terence di riuscire a conoscersi, riconoscersi e quindi a prendere consapevolezza dei suoi punti di forza e delle sue fragilità. Una grande energia che fluiva in lui e si trasformava in parole dense e fitte si significato. Pensammo che il suo lavoro oltre a servire a lui potesse essere di aiuto a tanti genitori, per capire, per trovare risposte, per entrare sempre più nel mondo dei loro figli; ma anche a molti operatori, noi per primi che potevamo costruire strategie di intervento a partire dalla conoscenza del suo funzionamento cognitivo. Per trasformare il suo manoscritto in libro ci sono voluti diversi anni: Terence aveva bisogno di molto tempo per costruire un pensiero che fosse comprensibile all’altro e molto tempo per accettare le piccole trasformazioni che apportavamo per rendere chiaro il suo pensiero. Questo lavoro è stata una terapia che Terence ha seguito con enorme motivazione comprendendone fino in fondo il significato e facendo tesoro di ogni suggerimento.Appena pubblicato il primo libro abbiamo organizzato in cooperativa piccoli gruppi di genitori ai quali Terence ha presentato il lavoro e con i quali sono iniziate interessanti conversazioni. I genitori sono stati curiosi di sapere tanti particolari della vita di Terence e lui stesso si è reso conto di non ricordare molto della sua infanzia. E’ iniziato così un altro percorso di ricerca: con la precisione che lo caratterizza ha ripercorso insieme alla sua mamma le tappe dello sviluppo andando ad aumentare ancora di più la sua consapevolezza. Ha raccolto tanto materiale da sentirsi pronto per la stesura di un secondo libro.Questo secondo libro arriva dopo tre anni dalla pubblicazione del primo.

Create a FREE Website