Internet Addiction Disorder

 

La dipendenza da intenet e il futuro delle nuove generazioni

 

Di cosa stiamo parlando?

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PAPA' MI CONNETTI?

Una domanda di mio figlio, in un giorno qualunque, ha squarciato quel velo di inconsapevolezza che aleggiava dentro di me e ho improvvisamente sentito crescere, nel tempo, una nuova paura: che i nostri ragazzi rimanessero intrappolati nelle maglie del web. Colto da ridde di interrogativi, sono giunto a chiedermi se, ogni volta che si connettono in rete, rischiano di scollegarsi dalla realtà... Così è nato questo libro. Pensieri e interrogativi sui Millennials: lo scritto di un padre preoccupato. Un confronto fra gli adolescenti degli anni Ottanta, la prima generazione senza guerra, e i figli di oggi, cresciuti davanti a uno schermo. In ogni pagina, traccio un percorso che riporti lo sguardo dei ragazzi sulla magia del mondo interiore. Che cosa sarà di loro se, come appare ormai evidente, crescono dimenticando la fecondante funzione dell’altro, così fondamentale per la costruzione del sé e della realtà circostante? Il mio invito alla riflessione vuole essere un punto di partenza. Ognuno sceglierà su quale aspetto porre l’accento. Come sul web, infatti, anche nella realtà è possibile fare un doppio click sulle parole e intraprendere un percorso per dischiudere nuovi orizzonti. In una ricerca ostinata della relazione autentica, ancorata a ricordi spazio-temporali, si muove il mio invito a realizzare una visione progettuale della vita. Fuori dal labirinto del web ci sono sguardi e parole che ci aspettano. Dobbiamo solo alzare gli occhi e ascoltare.​

Perennemente connessi.

Le nuove patologie.

Internet addiction disorder, fomo, vamping, likeaddiction, nomophobia.

Come riconnettersi alla Vita, a Noi stessi e all'Altro? 

 

La dipendenza da internet oramai non è più una questione per pochi appassionati del web. Possiamo riconoscerla in ogni momento della nostra vita quotidiana.

Su noi stessi e su chi sta vicino a noi. In famiglia, sul lavoro, nel tempo libero.

A tal punto che tutto ciò che nella "vita offline" era dato per scontato, le relazioni cosiddette umane  quelle interpersonali, vissute vis a vis, con ogni parte di noi stessi chiamata in causa, viene a prefigurarsi come una "realtà  ormai dimenticata, da ricordare e rimettere in gioco".

 

www.giovannitommasini.com

 

Quale futuro per le nuove generazioni che stanno nascendo, crescendo, vivendo, senza l'Altro?

 

 Riconnettiamoci alla Vita, a Noi stessi e all'Altro.

 

 

Quale è la posta in gioco? Cosa stiamo perdendo, quale pericolosa deriva stiamo percorrendo? Un mondo sta MORENDO.  Quello della realtà.

È si inizia a dare il nome a nuove patologie derivanti dalla cosiddetta IPERCONNESSIONE.

INTERNET ADDICTION DISORDER, una vera e propria dipendenza da internet, che pervade e condiziona ogni nostro pensiero, azione e sta in eliminando la naturale predisposizione relazionale in ognuno di noi.

Il FOMO, acronimo per «Fear of Missing Out» la paura di perdersi un evento di cui tutti parlano in rete.

Il VAMPING, perdere il sonno in quanto schiavi di chat, ansia da notifica, giochi online.

LIKE ADDICTION  una vera e propria dipendenza dall'approvazione di ogni nostra esperienza postata e passata al vaglio del MI PIACE e delle VISUALIZZAZIONI di anonimi internauti come noi.

 

Una domanda deve essere messa in campo. Pena la disconnessione da noi stessi e dalla realtà

 

Come riconnettersi alla Vita  a Noi stessi e all'Altro

 

È una vita così Smart?

 

 

Non è necessario trovare immediatamente una risposta  appare fondamentale fermarsi e iniziare a pensare. Magari togliendo lo sguardo dallo smartphone, tablet, facendo esperienza nuovamente di come si può tornare a vivere "senza rete"  ...

 

Noi ultima generazione nata, cresciuta e vissuta, per gran parte della nostra vita offline, abbiamo una grande responsabilità. Ricordare ai nostri figli che un altro mondo esiste ancora. Quello della realtà.

 

Vi ricordate come si viveva senza rete, offline?

 

L'educazione "social" uccide il "Noi". 

È sufficiente scorrere le bacheche dei vari social, dare un'occhiata alle classifiche dei post, video, tweet, più visualizzati, quelli che hanno ottenuto più Like, condivisioni, commenti, per aver la possibilità di capire  chiaramente, su quale terreno le nuove generazioni stanno costruendo la loro personalità.

Quale educazione, relazionale, emotiva, affettiva  culturale, i cosiddetti "nativi digitali", abbandonati a loro stessi, da genitori anch'essi perennemente connessi, stanno ricevendo da ciò che frequentano tutto il giorno e la notte?


Instagram, YouTube, PlayStation (ormai ogni gioco è una piattaforma social a sé stante), inducono, impongono direi, alla dipendenza più classica, quella dell'azzardo, al fine di ridurre "l'utenza" a un mero burattino, una protesi digitale,  da gestire, governare, con un unico obiettivo.


Rimanere incollati,  prigionieri, di un flusso digitale sempre più pervasivo, producendo una vera e propria "addiction".


Ma per poter rimanere connessi e visibili, per cui  oramai, vivi (l'identità, la realtà, viene certificata solamente se si viene "riconosciuti" da Like, visualizzazioni, livelli da superare) è necessario "SHOPPARE".


Una deriva pericolosissima  l'anticamera della più terribile solitudine.


Si impara a camminare, si cresce, si passa al setaccio la percezione del proprio esistere  solamente in un'ottica voyeristica/esibizionistica, nell'assenza di un vero dialogo, nella mancanza dell'esperienza del "NOI" .


Ogni azione umana  passata e gestita dal web viene svuotata di ogni più preziosa istanza  valenza, umana. 


Relazionale, emotiva, economica, affettiva, in ultima analisi, culturale.


Si può fare ogni cosa sdraiati sul divano incollati al Device che sostituisce il palmo della nostra mano.


Non esiste più l'Altro.


Sono ormai in via di estinzione  anche le telefonate.


Su WhatsApp si scambiano, per dialogare, messaggi vocali.


Il trionfo del profondo aforisma di Chuck Palahniuk. 

 

"La gente non ascolta, attende solo il proprio turno per parlare".


I social altro non hanno fatto che riproporre come un'occasione di affermare sé stessi, le più evidenti difficoltà relazionali umane.

Sconnettetevi, sconnettete i vostri figli, vi riconnetterete, alla vita, a Voi stessi, all'Altro.


L'unico profilo che i nostri figli dovrebbero amare è quello dei propri genitori, amici, amori.

Giovanni Tommasini

TEST DI VALUTAZIONE DELLA DIPENDENZA DA INTERNET

 

Il test sulla dipendenza da internet (Internet Addiction Test)

di Kimberley Young

 

 

La persona risponde alle varie domande del questionario utilizzando questi criteri:

 

 

1.              Mai

2.             Raramente

3.             Ogni tanto

4.             Spesso

5.             Sempre

 

 

Le domande sono 20 e per rispondere a tutte ci vogliono in media 10 minuti.

 

 

1

Siete rimasti online più a lungo di quanto intendevate?

 

2

Trascurate le faccende domestiche per passare

più tempo collegati?

 

3

Preferite l’eccitazione offerta da internet

all’intimità con il vostro partner?

 

4

Stabilite nuovi rapporti

con altri utenti online?

 

5

Le persone attorno a voi si lamentano

per la quantità di tempo che passate online?

 

6

I vostri studi risentono negativamente

della quantità di tempo che passate online?

 

7

Controllate la vostra email

prima di fare qualcosa di importante?

 

8

La vostre resa sul lavoro o la vostra produttività

sono influenzate negativamente da internet?

 

9

Vi capita di stare sulla difensiva o di minimizzare

quando qualcuno vi chiede cosa fate online?

 

10

Vi ritrovate a scacciare pensieri negativi sulla vostra vita con il pensiero consolatorio di internet?

 

11

Vi capita di scoprirvi a pregustare il momento

in cui sarete nuovamente online?

 

12

Temete che la vita senza internet sarebbe noiosa,

vuota e senza gioia?

 

13

Vi capita di scattare, alzare la voce o rispondere male

se qualcuno vi disturba mentre siete collegati?

 

14

Perdete ore di sonno perché restate alzati fino a tardi

davanti al computer?

 

15

Pensate ad internet quando non siete davanti al computer, o di fantasticare di essere collegati?

 

16

Dite “ancora qualche minuto e spengo”

quando siete collegati?

 

17

Avete già tentato di ridurre la quantità di tempo

che passate online senza riuscirvi?

 

18

Cercate di nascondere quanto tempo

passate online?

 

19

Scegliete di passare più tempo online

anziché uscire con gli altri?

 

20

Vi sentite depressi, irritabili o nervosi

quando non siete collegati, mentre state benissimo quando siete nuovamente davanti al computer?

 

 

 

Una volta che la persona ha risposto a tutte le domande, le cifre di risposta man mano indicate vengono sommate. Il punteggio ottenuto è valutato in base alla fascia in cui cade:

 

 

 

 

Tra 0 e 19

Al di sotto della media.

 

Tra 20 e 49

Utilizzatore medio di internet, a cui può a volte capitare di navigare in rete un po’ troppo a lungo, semza però perdere il controllo della situazione.

 

Tra 50 e 79

Punteggio al di sopra della media. La persona ha già diversi problemi a causa di internet e dovrebbe riflettere sull’impatto che questi problemi hanno sulla sua vita.

 

Tra 80 e 100

L’uso di internet è intensissimo e sta causando alla persona notevoli problemi. La persona dovrebbe considerare l’impatto di internet sulla sua vita e affrontare i problemi che le causa. Inoltre, per la persona può essere utile rivedere le domande a cui ha risposto

 

 

Rabbia e Aggressività.

Come affrontarla e gestirla.

Perché tradotta nei social si trasforma in Odio? 

Hai presente quando ci sentiamo in balia di un emozione così importante e forte come la Rabbia, sia in noi che nell’Altro. Il più delle volte viviamo il relativo comportamento, l’aggressività, come un atteggiamento difficile da vivere e con un sentimento di impotenza.

Ci siamo dimenticati del nostro essere più profondo e di come siamo cresciuti.

Esprimendo Rabbia e Aggredendo il mondo a noi circostante.

La Rabbia è un’emozione assolutamente naturale, legittima e utile. E’ un sentimento forte che spaventa, sia chi la esprime e vive, sia chi la riceve e sente di doverci fare i conti.

L’Aggressività si può considerare l’espressione di questa emozione.

L’etimologia ci indica il lato positivo e fondamentale per la nostra crescita: AD-GREDOTOR, per chi ANDARE VERSO.

Il bambino dai 0 ai 3 anni agisce direttamente le proprie emozioni.

Sino ai 7 anni non ha le strutture mentali, e capacità di contenimento emotivo, per esprimere con INTENZIONALITA’ tale emozione, la RABBIA, e comportamento, l’AGGRESSIVITA’.

Ma perché sentiamo questo spiacevole emozione e esprimiamo questo difficile comportamento, che non considera il dialogo e una comunicazione pacifica? 

Diversi i motivi che se non compresi danno luogo a manifestazioni sempre più intense e distruttive.

Vediamone alcuni:

Frustrazione di bisogni, progetti, desideri.

Sentirsi non compresi, capiti.

Insofferenza verso una realtà che non corrisponde alle proprie aspettative

Sensazione di essere danneggiati, svalutati, criticati, attaccati senza ragione

Non soddisfazione immediata di un bisogno o desiderio

Invasione del proprio spazio vitale e sicurezza personale

 

In questi casi il bambino che esprime Rabbia e agisce Aggressività esprime una strategia adattiva ad una realtà che vive come minacciosa e ingiusta.

Diventa allora fondamentale la risposta dell’Adulto significativo, che diventerà un’educazione fondamentale alla futura autogestione da parte dell’adolescente e del futuro adulto di emozioni e comportamenti relativi.

Quando la Rabbia ha più possibilità di tradursi in Aggressività distruttiva e in comportamenti Violenti?

Sono fondamentalmente quattro i feedback da evitare:

Non contrastarla

Non negarla

Non evitarla

Non inibirne la espressione e comunicazione

Da cui derivano quattro risposte da proporre e obiettivi da raggiungere:

Riuscire a MODULARE sia l’espressione dell’emozione, che la trasposizione in comportamenti che ne affermano l’importanza e il significato

CONVOGLIARE la comunicazione in dialogo e relazione in cui vengono proposte le tre AAA relazionali. Accoglienza, Attenzione e Ascolto.

Una ALFABETIZZAZIONE, VERBALIZZAZIONE dei vissuti, bisogni, desideri, paure, denunce, sentimenti di ingiustizia, vulnerabilità, ecc.

Stimolare la COMUNICAZIONE nell’ottica che le emozione se non le SENTIAMO E VEDIAMO le mettiamo in atto.

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Vi ricordate come si viveva senza rete, offline?

 

Guarda questo video ...

 

In mancanza di un ALTRO DIALOGANTE, ACCOGLIENTE, che da ATTENZIONE e ASCOLTO le possibilità di traduzione di una sana Rabbia in Violenza aumenta.

Nei nostri primi sette anni di vita per imparare ad AUTOREGOLARCI abbiamo bisogno di un ALTRO CHE CI REGOLI.

Così da IMPARARE a “SAPER STARE” “REGGERE” emozioni e relativi comportamenti.

 

Citazione “Crescere è di per sé un atto aggressivo”. D.W.Winnicott

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